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Archivio per la categoria ‘Ieri oggi domani’

Fotovoltaico, slitta al 31 gennaio invio asseverazione chiusura lavori impianti

Pubblicato da greenenergysolution su 27/12/2010

Nello schema di Dl cd. “milleproroghe” approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 dicembre 2010, novità per gli impianti fotovoltaici che vogliono godere delle tariffe del Conto energia 2010 (più favorevoli di quelle del 2011).

L’articolo 20 dello schema di decreto-legge sposta al 31 gennaio 2011 il termine per inviare all’Autorità che ha rilasciato l’autorizzazione all’impianto, al gestore di rete e al Gestore dei servizi energetici (Gse) l’asseverazione di un tecnico abilitato che certifica l’avvenuta chiusura lavori sull’impianto (articolo 2-sexies, Dl 3/2010, convertito in legge 41/2010).

Invariati al 31 dicembre 2010 sia il termine per finire i lavori sia quello per comunicarne l’avvenuta conclusione. Lo schema del “milleproroghe”, infatti, sposta al 31 gennaio 2011 solo il termine per inviare agli enti preposti l’asseverazione del tecnico abilitato. Tale asseverazione, prima della proroga, doveva essere inviata insieme alla comunicazione, e cioè entro il 31 dicembre.

Attenzione: con una nota del 24 dicembre, il Gse ricorda che la novità introdotta dal “milleproroghe” sarà attuativa solo al momento della pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Fino ad allora, quindi, resta fermo quanto previsto dall’attuale normativa, “in base alla quale le tariffe incentivanti di cui al DM 19 febbraio 2007 sono riconosciute esclusivamente a coloro che abbiano concluso i lavori di realizzazione dell’impianto entro il 31 dicembre 2010 e ne abbiano dato comunicazione, entro la medesima data, 31 dicembre 2010, al GSE, allegando l’asseverazione del tecnico abilitato”.

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Il finto accordo di Cancun

Pubblicato da greenenergysolution su 16/12/2010

Dopo una lettura ponderata e a freddo del risultato di Cancun è davvero difficile comprendere e spiegare tanta euforia per un accordo che lascia ancora tutto incerto e irrisolto, con un anno in più di negoziati estenuanti e spesso inutili. Le decisioni finali della COP16 e CMP6 adottate a Cancun formalizzano e recepiscono nel sistema UNFCCC il fallimento di Copenhagen. Niente di più. Pochissime le novità e i passi in avanti rispetto al summit del 2009. Tra quest’ultimi, finalmente, l’introduzione del meccanismo REDD+ (Reduction of Emissions from Deforestation and Forest Degradation) che contribuirà all’avvio di un nuovo tipo di cooperazione internazionale nel settore forestale, nonostante non siano stati definiti i dettagli del supporto economico dai paesi donatori ai paesi in via di sviluppo. Da molte parti si esulta per il ritorno ai valori del multilateralismo. Evviva! La presidenza messicana è riuscita a dare una vera e propria lezione diplomatica ai danesi e in parte far dimenticare la lenta agonia di Copenhagen. Su questo non ci sono dubbi, anche se sarebbe stato davvero singolare che accadesse il contrario. In effetti, il negoziato di Cancun si è svolto sempre alla luce del sole, in maniera molto ordinata e definita, con la presidenza messicana che ha affidato nelle mani dei ministri la risoluzione delle diverse questioni sul tavolo negoziale. Tutto ciò non coincide con un risultato altrettanto positivo in termini di lotta ai cambiamenti climatici. Anzi, molte questioni sono rimaste irrisolte ed è davvero difficile pensare che saranno risolte a Durban in Sud Africa alla fine del 2011 considerato che se ne parla dal 2005. Nessuna decisione riguardo al secondo periodo adempimento del Protocollo di Kyoto, che al contrario di quanto scritto da molti in queste ore, non morirà comunque il 31 dicembre 2012. Le sue istituzioni, regole e meccanismi continueranno a funzionare a prescindere, in quanto parte integrante di un trattato internazionale. Il Protocollo di Kyoto cesserà di esistere solo nel caso in cui le Parti decideranno di sostituirlo con un nuovo accordo. Quindi, ci troviamo di fronte ad un ulteriore rinvio per il futuro degli obblighi vincolanti di riduzione dei gas ad effetto serra. Un rinvio che più vago non si può. La decisione di Cancun auspica la conclusione dei lavori del gruppo di lavoro sul Protocollo di Kyoto (AWG-KP) il prima possibile – as early as possible -, invita i paesi sviluppati ad incrementare il livello di ambizione (In che misura ? Entro quando?), riconosce nel preambolo la necessità di ridurre le emissioni da parte dei Paesi allegato I dal 25 al 40% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2020, riconosce formalmente le dichiarazione di riduzione delle emissioni volontarie e non vincolanti presentate dai paesi sviluppati un anno fa dopo Copenhagen. Nessuna decisione relativa all’anno base di riferimento, come molti nodi irrisolti permangono in tema di meccanismi flessibili e attività di uso del suolo, cambio d’uso del suolo e forestazione. Nessun taglio alle emissioni quindi, e tanto meno nessuna chiarezza sul futuro del Protocollo di Kyoto. Cancun non aiuta in tal senso e soprattutto non fa sperare niente di buono nemmeno per il 2011 in vista della COP17 a Durban. In ambito Convenzione, a parte il già citato meccanismo REDD+, Cancun ha partorito il Green Climate Fund, gestito per almeno i primi quattro anni dalla Banca Mondiale come trustee, le cui regole operative devono ancora essere definite. Nessuna indicazione precisa del taglio globale delle emissioni e solo un altro riferimento al limite dei 2 gradi centigradi da rispetttare, non si sa bene come e da chi. Riguardo ai tagli delle emissioni dei paesi industrializzati, esercizio analogo al Protocollo di Kyoto di cui sopra, con il richiamo delle dichiarazioni di intento unilaterali del dopo Copenhagen, l’organizzazione di un workshop e il commissionamento di un rapporto relativi al contributo dei meccanismi flessibili e delle foreste nel conteggio di tali impegni. Per i paesi in via di sviluppo la conferma della creazione di un registro con le informazioni relative alle azioni di mitigazione di tipo volontario. Secondo quanto stimato dal Climate Action Tracker (documento in pdf) le proposte attuali di riduzione delle emissioni lascerebbero comunque un gap di 12 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno entro il 2020 rispetto alla riduzione globale richiesta per non superare il limite dei 2 gradi centigradi. Infine, il vertice di Cancun sarà sicuramente ricordato per lo sconvolgimento delle regole procedurali per l’adozione delle decisioni. Per la prima volta nella storia della Convenzione ONU sul clima, una decisione è stata adottata nonostante il dissenso esplicito di un paese (Bolivia). Questo grazie ad una forzatura della regola del consenso da parte della presidenza messicana. Forzatura che se da una parte ha evitato un altro fallimento stile Copenhagen, dall’altra rappresenta un precedente che sicuramente avrà importanti conseguenze sul funzionamento delle prossime conferenze.

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Premio efficienza energetica fotovoltaico, il GSE attiva il portale

Pubblicato da greenenergysolution su 23/11/2010

 

Dal 22 novembre il GSE ha attivato il portale per le domande di ammissione al premio per impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell’energia.

Il nuovo portale può essere utilizzato per richiedere il premio per l’efficienza energetica, a favore dei proprietari di impianti fotovoltaici che – comunicando la fine lavori entro il 31 dicembre 2010 – beneficeranno delle tariffe 2010 ai sensi del Dm 19 febbraio 2007.

Ricordiamo che il Dm 6 agosto 2010 (“Conto energia 2011″), con l’art. 20 ha significativamente modificato il Dm 19 febbraio 2007 nella parte relativa al premio per l’efficienza energetica degli edifici. Si tratta di modifiche dovute all’uscita del Dpr 2 aprile 2009, n. 59 “Rendimento energetico in edilizia”, attuativo del dlgs 192/2005, che ha previsto tra l’altro per la prima volta un riferimento alla prestazione energetica degli edifici per il raffrescamento estivo.

Il rispetto dei nuovi requisiti e l’utilizzo del portale GSE riguarda gli impianti che, a partire dal 25 agosto 2010 (data di entrata in vigore del Dm 6 agosto 2010) ed entro il 31 dicembre 2010, intendono accedere all’attuale meccanismo del Conto energia, beneficiando contestualmente del premio aggiuntivo per l’efficienza energetica.

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I passi lenti dell’Europa per rinnovare le reti

Pubblicato da greenenergysolution su 23/11/2010

Adeguare le infrastrutture energetiche europee è urgente per decarbonizzare l’economia dell’Unione. La Commissione pubblica un documento in cui definisce la strategia e individua i progetti prioritari: dalla rete per l’eolico del Mare del Nord al gasdotto dal Caspio. Servono investimenti per 200 miliardi di euro. Alcune reazioni al documento. Per raggiungere l’obiettivo al 2020 sulle rinnovabili, ma anche per migliorare la propria sicurezza energetica, l’Europa ha bisogno di investimenti massicci su reti elettriche e gasdotti. Ma si sta andando troppo lenti: il percorso per realizzare le reti è accidentato, mentre spesso i progetti non sono commercialmente appetibili. Occorrono investimenti pubblici e procedure accelerate. La Commissione europea giovedì scorso ha fatto un altro passo verso una rete dell’energia più adatta per il vecchio continente, stabilendo anche quali siano le opere a cui dare la precedenza. “Siamo ancora limitati dai vecchi confini pre-Unione Europea”, spiega il commissario per l’energia Günther Oettinger. L’Europa non è in grado di trasportare l’energia da est ad ovest o da nord a sud. Servono almeno 200 miliardi di euro di investimenti, di cui la metà dovrà venire dal pubblico, mentre per alcuni corridoi prioritari bisogna semplificare le procedure in modo da avere le infrastrutture al più presto. Il documento (vedi allegato) parla anche della necessità di favorire le soluzioni di gestione della domanda (contatori intelligenti, ecc.. – farebbero risparmiare 52 miliardi di dollari l’anno secondo la neonata lobby Smart Energy Demand Coalition), le reti per la generazione distribuita e per il teleriscaldamento e teleraffrescamento, ma il punto centrale è proprio l’individuazione dei grandi corridoi prioritari. Per l’elettricità si tratta ad esempio della rete in grado di raccogliere l’energia prodotta dall’eolico off-shore del Mare del Nord e portarla fino alle città del Nord e Centro europa, oltre a permettere di immagazzinarla nei serbatoi idroelettrici delle regioni alpine quando è in eccesso (Qualenergia.it, Verso la super-rete europea). Altra “autostrada elettrica” da allargare per lo sviluppo delle rinnovabili è quella tra la penisola iberica e il resto del continente. Ultime due priorità per quel che riguarda le reti elettriche: migliorare i collegamenti nell’Europa centro e sud-orientale e favorire l’integrazione del mercato elettrico dell’area baltica. Per il gas, oltre a migliorare i collegamenti nord-sud per evitare colli di bottiglia, la priorità è il Southern Gas Corridor (che comprende il famoso Nabucco e che non va confuso con il progetto russo South Stream, Qualenergia.it, Afghanistan e gas. Berlusconi e Putin contro UE e Usa?) in grado di far arrivare il gas direttamente dal Mar Caspio, diversificando gli approvvigionamenti e diminuendo la dipendenza dai russi. Nel documento si parla poi anche di eventuali future condotte per trasportare la CO2, quando (e se) – ma si tratta del post-2020 – la tecnologia per la cattura e il sequestro sarà usata su larga scala. Nel corso del 2012, a partire dalle priorità stabilite dal documento, si individueranno i vari progetti “di interesse europeo”, per i quali ci saranno finanziamenti e procedure più rapide. Arriverà invece a giugno 2011 lo strumento finanziario per coprire i costi. Insomma, la Commissione si sta muovendo affinché si facciano le infrastrutture che servono. Di diverso tenore le reazioni (raccolte dall’agenzia Euractiv): EWEA, l’associazione europea dell’eolico, è parzialmente soddisfatta ma chiede alla Commissione di veloccizzare questi passaggi e passare all’azione individuando gli strumenti finanziari. Allo stesso modo i Verdi europei sono d’accordo con i contenuti del documento, ma c’è chi come il lussemburghese Claude Turmes critica i tempi previsti: per la rete in corrente continua che collegherà il Mare del Nord il documento ritiene di costruirla nel 2020, per Turmes bisognerebbe invece iniziare già nel 2015. Anche da parte di Renewables Grid Initiative (RGI), coalizione di ONG e privati per la rete intelligente, si lamenta la vaghezza del documento “non dà indicazioni precise per gli investitori né un percorso per raggiungere gli obiettivi 2020″. Da WWF, International Network for Sustainable Energy e Greenpeace invece la critica principale riguarda la scelta di continuare a puntare su infrastrutture per i combustibili fossili, come i gasdotti, sottraendo denaro a soluzioni che aiuterebbero maggiromente di arrivare al traguardo del 2020.

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TERNA vende 150 MW ad un fondo di private equity

Pubblicato da greenenergysolution su 02/11/2010

CdA Terna: ok alla vendita del solare per un valore tra 620 e 670 milioni di euro a Terra Firma
 
 
  • Rete Rinnovabile S.r.l., società operativa nell’ambito del fotovoltaico, al fondo di private
    equity Terra Firma
  • Con i MWp di RTR (fino a 150MWp), il parco fotovoltaico italiano aumenterà del 10% circa
  • Un contributo importante alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia: con l’entrata a pieno regime della capacità, il sistema risparmierà 135 mila tonnellate l’anno di emissioni di CO2

Terna S.p.A. (“Terna”), SunTergrid S.p.A. (“SunTergrid”) e Terra Firma Investments (GP) 3 Limited (l’”Acquirente”) – società interamente controllata da Terra Firma Capital Partners III, L.P. (“Terra Firma”), hanno firmato un accordo per il trasferimento del 100% del capitale sociale di Rete Rinnovabile S.r.l. (“RTR” o la “Società”), società interamente controllata da Terna attraverso SunTergrid.
Il valore stimato dell’operazione si attesta tra 620 e 670 milioni di euro ed è stato concordato modularmente sulla base degli impianti che, alla data del closing, previsto per il 31 marzo 2011 e subordinato alla realizzazione di alcune condizioni sospensive (tra cui l’approvazione del bilancio di esercizio di RTR al 31 dicembre 2010), beneficeranno alternativamente degli incentivi del Conto Energia 2010 o del Conto Energia dei primi mesi del 2011.
RTR ha intrapreso un’attività di costruzione e gestione di impianti fotovoltaici nelle aree all’interno o in prossimità del perimetro delle stazioni elettriche di proprietà di Terna. Ad oggi, RTR è titolare di impianti fotovoltaici – dislocati in gran parte delle regioni italiane – che si trovano in diverse fasi del processo di sviluppo, che in massima parte dovrebbe beneficiare delle tariffe relative al Conto Energia 2010.
L’accordo prevede che Terna fornisca a RTR servizi di manutenzione e sorveglianza e monitoraggio degli impianti secondo contratti definiti nell’ambito dell’operazione di cessione di carattere pluriennale. Alla scadenza indicata dei singoli contratti di affitto, Terna rientrerà possesso delle aree.
Il godimento della partecipazione sarà trasferito all’Acquirente con effetto a decorrere dalla sottoscrizione del contratto di acquisizione. Gli utili maturati nel periodo tra il signing e il closing spetteranno quindi all’Acquirente, mentre la proprietà della partecipazione sarà trasferita a closing.

L’Amministratore Delegato, Flavio Cattaneo, ha commentato così l’operazione: “Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto. Abbiamo concluso un’operazione che fa bene a Terna, al paese e al sistema elettrico. Infatti, in tempi molto brevi, il management di Terna è riuscito a costituire, avviare e cedere una società, RTR, che sarà, al closing, il primo operatore unitario di fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa. La nuova società, con i circa 150 MWp farà crescere in un solo colpo di quasi il 10% l’attuale parco fotovoltaico italiano, consentendo un risparmio annuo di circa 135 mila tonnellate di emissione di CO2 nell’aria, importante contributo anche per la salvaguardia dell’ambiente” Terna è stata assistita da Rothschild come consulente finanziario e dallo Studio Legale Chiomenti come consulente legale. Per la valutazione della congruità del prezzo concordato, ha ricevuto una fairness opinion da Rothschild e da J. P. Morgan.

Rete Rinnovabile S.r.l. – società interamente controllata da Terna attraverso SunTergrid -
rappresenta un progetto di sviluppo intrapreso da Terna nel settore della generazione di energia elettrica da fonte fotovoltaica, con l’obiettivo di valorizzare terreni di sua proprietà attualmente non utilizzati posti, all’interno delle stazioni elettriche o adiacenti al perimetro delle stazioni elettriche stesse.

Terra Firma Capital Partners è uno dei principali fondi di private equity.
Dall’anno di fondazione (1994) ad oggi, il fondo ha investito oltre 13 miliardi di euro, principalmente in Europa, e ha completato transazioni per un Enterprise Value aggregato pari a circa 43 miliardi di euro, con una significativa esperienza nei settori energetico e utilities.

Nel presente comunicato vengono utilizzati alcuni “indicatori alternativi di performance” (Enterprise Value), il cui significato e contenuto sono illustrati qui di seguito in linea con la raccomandazione CESR/05-178b pubblicata il 3 novembre 2005:
- Enterprise Value: è un indicatore che individua il valore complessivo di una società e corrisponde al valore del capitale di rischio (per una società quotata, la capitalizzazione di mercato) più l’indebitamento finanziario netto.

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Energia: Amici della Terra,da efficienza piu’116 mld al 2020 – Consumo & Risparmio – Ambiente&Energia – ANSA.it

Pubblicato da greenenergysolution su 19/10/2010

Un risparmio complessivo di combustibili fossili per 86 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Mtep) nel periodo 2010-2020. Benefici in bolletta per oltre 25 miliardi e un incremento del valore aggiunto per116 miliardi, pari a un incremento annuo dello 0,7% del Pil al 2020. Questo, in sintesi, quanto emerge dal rapporto degli Amici della Terra – presentato nel corso della seconda conferenza nazionale sull’efficienza energetica organizzata insieme con Enea e Fire (Federazione italiana per l’usorazionale dell’energia), con il contributo di European Climate Foundation. Il rapporto punta all’integrazione delle politiche per il risparmio e l’efficienza energetica con le rinnovabili. Seguendo questa linea, dice Rosa Filippini, presidente di Amici dellaTerra, “il potenziale di risparmio energetico entro il 2020 è di oltre 23 Mtep in termini di energia finale. L’efficienza energetica offre una prospettiva a lungo termine per l’occupazione e garanzie per l’ambiente”, oggi sintetizzabili – in una stima di Confindustria – in “circa 400.000 imprese e 3,5 milioni di addetti”.

Secondo Andrea Molocchi, responsabile studi dell’associazione, dall’efficienza ci sono non soltanto benefici economici ma anche “ambientaliper i cittadini e per lo Stato”: meno 19,7 miliardi di cost

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Arrivano i bond rinnovabili – Parole verdi

Pubblicato da greenenergysolution su 19/10/2010

Cresce il mercato delle rinnovabili.

Ed aumentano le opportunità.

E cresce, di conseguenza, il bisogno di soldi per effettuare gli investimenti.

E realizzare gli impianti.

Ci si può rivolgere alle banche.

Oppure ad investitori selezionati.

O, ancora, emettere bond.

E’ quanto hanno pensato di fare alla Ecotricity, società inglese che opera nel settore delle rinnovabili, in particolare, nell’eolico.

I bond sono offerti ad un tasso di interesse del 7%, che diventa del 7,5% per i clienti Ecotricity.

Investi nell’Energia Verde e taglia fuori i banchieri è lo slogan, accattivante, della campagna promozionale della società inglese.

Chiunque fosse interessato, può dare un’occhiata qui.

viaArrivano i bond rinnovabili – Parole verdi.

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Rinnovabili.it: “Curare” la terra con i girasoli, la nuova sfida del Ibf-Cnr

Pubblicato da greenenergysolution su 15/10/2010

Rinnovabili.it: “Curare” la terra con i girasoli, la nuova sfida del Ibf-Cnr.

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Google guida negli Usa

Pubblicato da greenenergysolution su 14/10/2010

SAN FRANCISCO – Nel giorno in cui la dittatura del petrolio sembra prendersi la sua rivincita, il “capitalismo verde” viene in soccorso di Barack Obama col più avveniristico investimento mai compiuto nell’energia eolica. Due notizie contrastanti, due visioni dell’America si sovrappongono. La Casa Bianca è costretta a revocare il blocco delle trivellazioni sottomarine, deciso dopo l’esplosione della piattaforma Bp nel Golfo del Messico il 20 aprile. La più grande marea nera nella storia degli Stati Uniti non è bastata.

“La moratoria doveva finire, questa è la conclusione naturale”, tenta di sdrammatizzare il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. Nulla di “naturale”, in realtà: Obama non ha potuto resistere alla manovra a tenaglia contro quel divieto. Da una parte i petrolieri, dall’altra la manodopera locale penalizzata dal blocco delle estrazioni che infligge costi pesanti a un’economia già depressa. A venti giorni dalle elezioni legislative la senatrice democratica della Louisiana, Mary Landrieu, aveva dato un aut aut al presidente: “Se continuiamo così, pagheremo con un’emorragìa di voti”. Del resto nel breve termine Obama sa che l’alternativa all’estrazione di petrolio sulle coste Usa, è l’aumento delle importazioni dal Golfo Persico.

Ma in alternativa ai combustibili fossili si rafforza un capitalismo verde che punta sulle energie rinnovabili. Nel giorno del via libera alle trivellazioni, parte un altro progetto offshore, di segno opposto. È il più grande investimento mai realizzato nella distribuzione dell’energia eolica. I capitali vengono da un colosso della Silicon Valley californiana, i primi benefici si sentiranno sull’altra costa. Google, in società con Good Energies e i giapponesi del gruppo Marubeni, investe 5 miliardi di dollari per costruire una nuova rete di trasmissione che collegherà le turbine a vento offshore, lungo la costa atlantica dal New Jersey alla Virginia.

In partenza saranno almeno 350 miglia di cavi sottomarini, per trasportare l’energia elettrica dalle turbine eoliche collocate in mare, fino agli utenti finali. “È uno dei più interessanti progetti che abbia mai visto”, dice Jon Wellinghoff, presidente dell’authority di settore, la Federal Energy Regulatory Commission. Applaude la più grande organizzazione ambientalista americana, il Sierra Club. “Sono queste – dice la sua direttrice Melinda Pierce – le idee audaci di cui l’America ha bisogno per fare un balzo nel futuro”. L’investimento di Google e soci partirà con un cavo sottomarino capace di trasportare 6.000 megawatt, la potenza equivalente a cinque grandi centrali nucleari. Lungo tutta la East Coast la nuova rete sottomarina faciliterà il trasporto di corrente con due effetti benefici: la riduzione del costo dell’energia eolica; e un incentivo a sviluppare le pale eoliche offshore che sono le più gradite perché non deturpano il paesaggio (possono essere a molte miglia dalle spiagge, praticamente invisibili dalla terraferma). La costruzione avrà inizio nel 2013 e il sistema, battezzato Atlantic Wind Connection, comincerà a funzionare dal 2016.

È qui in California che viene alla luce invece la più grande centrale solare mai realizzata sui terreni federali. Un doppio impianto, basato su una tecnologia d’avanguardia, potrà soddisfare i bisogni energetici di 566.000 abitazioni. Le centrali gemelle sono realizzate da Tessera Solar nella Imperial Valley e dalla Chevron nella Lucerne Valley, due zone desertiche. Invece dei tradizionali pannelli fotovoltaici useranno i Suncatchers, dei riflettori a forma di radar, che hanno una maggiore capacità di concentrazione dei raggi solari. Insieme, queste due centrali di nuova generazione saranno in grado di generare 754 megawatt di corrente elettrica. E un’altra azienda hi-tech della California onnipresente su Internet, Adobe Systems che ha brevettato il Flash Media Player, si espande a sua volta nel business ambientalista.

In società con la Bloom Energy, Adobe investe 400 milioni per disseminare sui tetti di case e uffici della Silicon Valley i nuovi impianti basati sulla tecnologia delle “oxide fuel cells”, celle di combustibile che producono elettricità “pulita” a partire dall’idrogeno. Forse per Obama la soddisfazione maggiore è ancora un’altra. Viene da un simbolo della Old Economy. Tra un mese esatto, l’11 novembre parte in otto fabbriche General Motors del Michigan la produzione in serie della Volt. Figlia del salvataggio statale dell’industria automobilistica, che consentì a Obama di imporre una svolta ambientalista ai dinosauri di Detroit, la Volt è la prima auto tutta elettrica made in Usa. Se avrà successo, nel futuro dell’America ci saranno meno ricatti dei petrolieri. 

Repubblica

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Galan vuole mettere limiti ai parchi fotovoltaici a terra

Pubblicato da greenenergysolution su 13/10/2010

Il ministero delle Politiche agricole sta studiando una norma che arrivi a vietare le ”sterminate distese” di pannelli fotovoltaici sui campi italiani. Lo ha riferito all’Ansa il ministro Giancarlo Galan a margine del Forum italo russo sulle energie rinnovabili. «L’energia deve essere un nuovo prodotto dell’agricoltura – ha spiegato – ma la devono creare gli agricoltori. Sono contrario alle grandi aree fotovoltaiche perché i pannelli gli fanno gli industriali: facciano i soldi con altre attività». Anche se in realtà anche i piccoli impianti fotovoltaici richiedono pannelli fabbricati da grandi industrie estere, per il ministro l’importante è che la creazione dell’energia «sia fonte aggiuntiva di reddito per chi non ce l’ha come gli agricoltori. Senza però rovinare il paesaggio. Penso che studieremo qualcosa per evitare i 30 o i 70 ettari di pannelli fotovoltaici che mi fanno venire i brividi. Faremo di tutto per farli fare sui tetti o in piccoli appezzamenti».

La tesi di Galan ha ottenuto il sostegno del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo: «Esprimo il mio più vivo apprezzamento per quanto dichiarato dal ministro Giancarlo Galan a proposito dell’impegno e dell’interesse nei confronti della realizzazione di impianti fotovoltaici di piccole dimensioni e specifici per le piccole e medie imprese agricole». «Non posso che condividere -continua Lombardo- le dichiarazioni del ministro e sostenere la sua proposta progettuale. Tanto più e, su questo aspetto, il governo della Regione siciliana ha da sempre ribadito la necessità e l’urgenza di affrontare il problema energetico puntando sulla realizzazione di impianti fotovoltaici, anche di piccole dimensioni, nell’intento di affrancare le realtà agricole dalla dipendenza energetica esterna preservando e rispettando al contempo il paesaggio e l’ambiente in una logica di sviluppo economico fortemente radicato al territorio e alle risorse naturali».

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