segue specifica
Tema odierno: regole tecniche e burocrazia amministative per connessioni MT
Pubblicato da greenenergysolution su 30/11/2009
Pubblicato su Biogas, Fotovoltaico, normativa | Contrassegnato da tag: connessioni MT, Enel | Lascia un commento »
Ritirato l’emendamento contro le rinnovabili
Pubblicato da greenenergysolution su 29/11/2009
L’emendamento alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi vincoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato ritirato come richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste. Si era mossa, per canali istituzionali, a favore del ritiro anche Confindustria. L’attacco alle rinnovabili è solo momentaneamente scongiurato?
L’emendamento governativo alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi ostacoli economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è stato ritirato (Qualenergia – Governo contro le rinnovabili in un’Italia senza “rete”), come era stato richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste firmatarie di un documento congiunto sottoscritto solo tre giorni fa.
L’emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, insostenibile per un’equa remunerazione degli impianti. Inoltre veniva attribuito a Terna l’insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata regione per regione.
Se la proposta di modifica al testo della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accolta, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un duro colpo, in quanto l’Italia avrebbe dovuto sostenere elevate penalità finanziarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili) definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima. Forti critiche erano venute anche da Assoelettrica che accusa l’emendamento di mettere vincoli ingiustificati ad un settore che invece, come afferma il suo vicepresidente Massimo Orlandi, ha bisogno di ingenti investimenti e grandi capacità di previsione; vincoli che avrebbero portato al mancato rispetto degli obiettivi e quindi a sanzioni economiche di notevole peso”.
Il quotidiano Milano Finanza inoltre riporta la notizia (o la non notizia) che il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che pure nei mesi scorsi si era fortemente impegnato sui temi energetici (a partire dalla riforma della Borsa Elettrica), ha smentito di essere l’autore dell’emendamento arrivato sul tavolo degli operatori di settore.
Contrario al provvedimento anche il sottosegretario con delega all’energia del Ministero per lo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che aveva affermato nei giorni scorsi che, alla luce degli impegni internazionali dell’Italia sarebbe stato un errore decapitare le fonti rinnovabili. Saglia ha però rivelato che il suo dicastero, d’accordo con quello dell’Ambiente, ha comunque allo studio un decreto delegato per ridurre gli incentivi alle rinnovabili, gradualmente e compatibilmente con il loro sviluppo.
Neanche il Ministero del Tesoro ha assunto la paternità dell’iniziativa legislativa, oggi decaduta. Sarebbe interessante chiarire allora chi abbia redatto questi emendamenti.
Probabilmente, un forte scossone l’ha dato Confindustria, nella persona del vicepresidente Gian Marco Moratti, anche a capo della società Saras. Immaginiamo che la sua critica sia stata rivolta soprattutto sull’azzeramento dei contributi Cip6 per le fonti assimilate, l’aspetto che meno interessa al mondo delle rinnovabili, ma che anzi poteva essere un’occasione per spazzare via la vergogna di un incentivo che si dice a favore delle rinnovabili, ma che per oltre il 60% è andato a produzioni energetiche sporche e derivate da fonti fossili. Riferendosi al Cip6, Moratti ha spiegato che “riesce difficile comprendere per quale ragione non si intendano seguire le linee previste dalla legge 99/09, intervenendo piuttosto con un nuovo provvedimento a distanza di soli due mesi”.
A livello istituzionale è il caso di segnalare inoltre che il 25 novembre la Camera ha approvato una mozione sui cambiamenti climatici e sulle necessarie politiche da attuare, che è assolutamente in antitesi con gli emendamenti governativi che sono stati ritirati e, se vogliamo, anche con la sconcertante mozione negazionista del Senato di marzo presentata dalla maggioranza. Nella mozione del 25 novembre si chiede invece un notevole impegno e un ruolo di primo del nostro paese al vertice di Copenhagen e una decisa spinta per gli incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica.
QualEnergia
Pubblicato su normativa | Contrassegnato da tag: emendamento finanziaria, rinnovabili | Lascia un commento »
Dal biogas l’equivalente di tre centrali nucleari
Pubblicato da greenenergysolution su 28/11/2009
Nella giornata conclusiva di Greenergy Expo e di EnerSolar +, le fiere sulle energie rinnovabili in corso a fieramilano – Rho, un nutrito programma di convegni ha esplorato le potenzialità di sviluppo nel nostro Paese del biogas e del biometano, della geotermia a bassa temperatura e delle biomasse legnose, come il cippato e come la legna impiegata in stufe, camini e caldaie.
«Se impiegassimo a dovere i rifiuti organici, gli scarti agricoli, le deiezioni animali provenienti dagli allevamenti e i fanghi provenienti dalla depurazione delle acque, potremmo produrre 20 terawattora elettrici l’anno, l’equivalente di tre centrali nucleari. Ma in tempi brevi, a costi bassi e senza impatti sull’ambiente». Lo ha detto Sergio Piccinini, direttore del Crpa (Centro ricerche produzioni animali), intervenuto oggi a Greenergy Expo a un convegno sul biometano, un gas particolarmente utilizzato nel Nord Europa, e ancora poco diffuso da noi. «Il biometano – ha spiegato Piccinini – si ottiene dal biogas depurandolo della percentuale di anidride carbonica che contiene, e viene impiegato soprattutto per autotrazione, in particolare in Svezia, dove rappresenta il 50% di tutto il metano per veicoli venduto ai distributori. In Italia invece, dove circolano quasi 600.000 vetture a metano su 1.200.000 immatricolate in Europa, praticamente non è utilizzato». Ma tutto il settore del biogas nel nostro Paese è pesantemente sottodimensionato rispetto alle possibilità, ha ricordato Piccinini. In totale abbiamo 401 impianti di cui 235 utilizzano scarti agricoli e di allevamento per la produzione di questa preziosa fonte rinnovabile e circa 130 sfruttano invece i rifiuti organici da raccolta differenziata. Ma soltanto 2 milioni di tonnellate l’anno di questi scarti vengono raccolti in modo selettivo, su circa 8,5 prodotti. Lo sviluppo della raccolta differenziata dunque servirebbe anche a produrre energia pulita oltre che a togliere le città dal degrado. Ma ancora troppi Comuni italiani non sono attrezzati a farlo.
Anche altri scarti, questa volta provenienti dalla gestione forestale, possono alimentare un altro tipo di produzione, quella del cippato, combustibile di legna frantumata relativamente a basso costo e impiegabile in caldaie ad alta efficienza. Raffaele Spinelli, ricercatore all’Istituto di valorizzazione delle specie arboree del Cnr (Cnr-Ivalsa) ha spiegato che «in Italia abbiamo circa 8 milioni di ettari di foresta che va gestita, e non abbandonata a se stessa, anche per un fatto di tutela idrogeologica. Per esempio negli alvei dei fiumi va fatta manutenzione per tenere questi spazi liberi da piante, mentre nelle estensioni forestali a qualsiasi altezza e latitudine occorre un lavoro di diradamento, per evitare un’eccessiva concentrazione di piante che può favorire gli incendi e la diffusione dei parassiti delle piante». Una gestione che va fatta con il massimo dell’oculatezza, sfruttando tutto il materiale legnoso. «Il cippato – spiega Spinelli, che costa in media 40-50 euro la tonnellata, si ottiene dalle parti di solito non utilizzate delle piante, come rami o altre parti di scarto, ma anche da potature e scarti agricoli e può essere un combustibile particolarmente economico». Il Cnr-Ivalsa, attraverso il suo sito www.biomassaforestale.org, mette a disposizione di chiunque intenda produrre cippato strumenti per calcolare costi e benfici e per valutare la fattibilità economica di un’attività che può avere positive ricadute ambientali, anche in termini di produzione di energia pulita.
Sempre a Greenergy Expo si è parlato di camini e stufe, strumenti diffusissimi nelle case degli italiani ma spesso scelti senza valutare i benefici energetici che possono dare, con la possibilità di riscaldare tutta la casa e perfino di produrre acqua calda. Il settore è anche regolato in modo preciso, soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento dei fumi, ma molto spesso gli acquirenti finali e perfino gli installatori non conoscono adeguatamente le normative. Il rischio di incendi di tetti in Italia è elevato (per dare un dato soltanto nella provincia di Brescia, nel secondo semestre 2008, si sono verificati 300 casi) quindi è assolutamente necessaria una maggiore responsabilità da parte dei rivenditori e degli installatori per garantire la massima diffusione di questi strumenti, che spesso garantiscono un riscaldamento più economico e più efficiente rispetto ad altri sistemi più tradizionali.
Reportage della fiera
gli scatti più interessanti di oggi scaricabili in alta risoluzione
http://www.greenergyexpo.eu
http://www.enersolar.biz
video gallery
http://www.greenergyexpo.eu
http://www.enersolar.biz
ZeroEmission
Pubblicato su Biogas | Contrassegnato da tag: Biogas, EnerSolar, Greenergy Expo | Lascia un commento »
Superati i 700 MWp installati in impianti fotovoltaici
Pubblicato da greenenergysolution su 26/11/2009
Oltre 56mila gli impianti installati in Italia
Roma, 25 novembre 2009 – La potenza installata degli impianti fotovoltaici
incentivati dal Conto Energia ha superato i 700 MW su tutto il territorio nazionale.
Tale potenza si riferisce a 56.285 impianti entrati in esercizio (tra Vecchio e Nuovo
Conto energia) da quando è attivo il meccanismo di incentivazione dell’energia
prodotta da fotovoltaico gestito dal Gestore dei Servizi Energetici.
Le regioni con una maggiore potenza installata sono la Puglia (96 MW)), la
Lombardia (84 MW) e l’Emilia Romagna (62 MW) mentre quelle con maggior numero
di impianti la Lombardia (8.630), l’Emilia Romagna (5.293) e il Veneto (5.166).
Sul sito del GSE, all’indirizzo ww.gse.it, è possibile consultare, in tempo reale, i dati
relativia potenza, numerosità e ubicazione geografica degli impianti.
Totale risultati del conto energia. Ripartizione per regione degli impianti in
esercizio
Pubblicato su Fotovoltaico | Contrassegnato da tag: Fotovoltaico, impianti | Lascia un commento »
Vietare i sacchetti di plastica si può!
Pubblicato da greenenergysolution su 26/11/2009
Dal 2 aprile 2010 i commercianti di Torino non potranno piu’ dare ai clienti sacchetti in plastica, in anticipo di quasi un anno rispetto al divieto su scala nazionale, slittato al 2011 grazie a una deroga. Proprio oggi il Comune, rappresentato dagli assessori al Commercio Alessandro Altamura e all’Ambiente Roberto Tricarico ha firmato un protocollo d’intesa con le associazioni di categoria del commercio (Api, Federdistribuzione, Coop, Cna Fiva, Fivag, Asiap). L’accordo prevede un periodo sperimentale di quattro mesi, da oggi al 31 marzo, per la progressiva diffusione della ‘buona pratica’. I sacchetti in polietilene per l’asporto delle merci – che hanno una durata di 400 anni – saranno sostituiti con involucri biodegradabili. Sara’ poi un adeguamento di una norma a stabilire le multe per i trasgressori. La Citta’ e le associazioni comunicheranno la novita’ con campagne di informazione, progetti nelle scuole, distribuzione di shopper riutilizzabili.
Ansa
Pubblicato su Ieri oggi domani | Contrassegnato da tag: sacchetti di plastica | Lascia un commento »
In discesa i costi del fotovoltaico
Pubblicato da greenenergysolution su 26/11/2009
Il costo del chilowattora da fotovoltaico a fine 2009 risulterà minore del 30-50% rispetto ad un anno fa e anche per le altre rinnovabili ci sarà un calo medio dei costi di produzione del 10%. Lo spiega l’ultima analisi di New Energy Finance. Ovunque diminuiscono i costi dei componenti per la realizzazione degli impianti.
Negli impianti più economici e redditizi, come quelli a film sottile nelle aree desertiche dell’ovest statunitense si è arrivati a produrre elettricità a 160 $ a megawattora. Un costo basso, ma ancora non competitivo senza incentivi con le fonti fossili che, a seconda che debbano o meno pagare le emissioni di CO2, producono a costi che vanno da 55 a 105 $/MWh. A spingere in basso i costi di produzione del fotovoltaico il crollo nel prezzo di silicio, celle e moduli riscontrato durante l’anno, un calo che va dal 30 al 50%.
Anche nelle altre rinnovabili si registrano dinamiche simili, seppur meno accentuate: prezzi di impianti e componenti in calo anche se in parte compensati dagli aumenti nei costi per il finanziamento. Nell’eolico, ad esempio, il prezzo delle turbine è calato del 18-20%, mentre i costi di realizzazione di un impianto geotermico si sarebbero quasi dimezzati perché – dato il basso costo del petrolio che si è tradotto in in minori perforazioni per cercare greggio – c’è molto materiale da trivellazione “disoccupato” che si può avere a un prezzo più basso. Comprendendo tutte le fonti rinnovabili, il chilowattora pulito a fine 2009, in media, dovrebbe così costare appunto il 10% in meno rispetto ad un anno fa.
Tornando al fotovoltaico, infine, va fatto un inciso sul mercato di silicio,delle celle e dei moduli: se il calo dei prezzi ha fatto accusare ai produttori un duro colpo nella prima parte dell’anno, ora arriverebbe un periodo migliore, dato che già dal terzo trimestre dell’anno la domanda è in netta ripresa.
Pubblicato su Fotovoltaico | Contrassegnato da tag: costi del fotovoltaico, Fotovoltaico | Lascia un commento »
Governo contro le rinnovabili in un’Italia senza “rete”
Pubblicato da greenenergysolution su 25/11/2009
In un emendamento proposto in questi giorni per la finanziaria 2010 si parla di dimezzare, al di fuori di ogni analisi economica, il valore dei certificati verdi e limitare gli impianti dove la rete non è in grado di accoglierli, invece di spingere per il suo potenziamento. Dieci associazioni di categoria e ambientaliste chiedono il ritiro di questo possibile provvedimento in controtendenza con gli obiettivi nazionali al 2020.
Il Governo che intenzioni ha per lo sviluppo futuro delle rinnovabili? Da alcuni emendamenti di fonte governativa che circolano in questi giorni per la Finanziaria 2010, che dovrebbero essere presentati alla Camera, non sembra che tiri un’aria positiva. I due emendamenti (pdf) che verranno proposti hanno i seguenti contenuti:
1) far cessare gli effetti del provvedimento Cip n. 6/92 (il vecchio meccanismo che incentivava rinnovabili ed assimilate per molti impianti ancora in vigore) al fine di ripristinare il dettato normativo della Direttiva europea n. 28 del 2009;
2) indicare nuove disposizioni in materia di certificati verdi e di sviluppo della rete di trasmissioni dell’energia elettrica ai fini della produzione delle energie rinnovabili.
Anche se nel primo emendamento si possono intravedere dei parziali segnali positivi per una chiusura anticipata dell’incentivo CIP6 per alcune tipologie di impianti (n particolare assimilate, ad esclusione però degli inceneritori), il secondo emendamento sembra invece voler affossare gli impianti a fonti rinnovabili incentivati con il meccanismo dei certificati verdi. Nel complesso sembra un attacco allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Vediamo allora gli aspetti più delicati soprattutto del secondo emendamento tanto da indurre le preoccupate associazioni di categoria e ambientaliste Anev, Aper, Assosolare, Federpen, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club e Legambiente ad emettere un comunicato (pdf) che ne chiede il ritiro.
Come si sa la Finanziaria 2008 per determinare il prezzo del certificato verde (CV) ha fissato il valore di riferimento in 180 € per MWh (articolo 2, comma 148 della legge n. 244 del 24 dicembre 2007): la differenza tra questo e il valore medio annuo del prezzo di cessione dell’energia elettrica definito dall’Autorità, registrato nell’anno precedente, e comunicato entro il 31 gennaio di ogni anno, definisce il prezzo del CV (quest’anno pari a 91,34 €). Pertanto nel 2009 il prezzo del CV è stato pari, al netto di Iva, a 88,66 €/MWh (cioè: 180 – 91,34 = 88,66 €/MWh), quindi 8,866 cent€/kWh.
In definitiva questo è il prezzo al quale il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) offre i propri CV ed è il riferimento per questo mercato.
Lo stessa norma in Finanziaria 2008 chiariva che il prezzo di riferimento, come i coefficienti per le diverse fonti (tabella 2), può essere aggiornato ogni tre anni dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Ora, quello che l’emendamento richiede è la variazione, e con un anno di anticipo a partire dal 2010, del “valore di riferimento” che verrebbe abbassato a 120 €/MWh, rischiando così di portare il prezzo futuro del CV a livelli inferiori a 40 €/MWh. Un prezzo dei CV che diventerebbe assolutamente insostenibile per tutti gli impianti rinnovabili che hanno in corso incentivazioni con il meccanismo dei CV. Un provvedimento che non si basa su nessuna analisi economica puntuale e risulta incoerente con l’andamento dei costi di mercato delle tecnologie. Un provvedimento che causerebbe una grave crisi per chi investe nel settore, sottoposto inoltre “ad un ennesimo mutamento delle regole del gioco in corsa”, come hanno chiarito con preoccupazione le associazioni nel loro comunicato.
Altra parte dell’emendamento è quella che propone di ridurre i coefficienti della tabella 2 del 10% (del 20% dal 2011) per i produttori di rinnovabili non programmabili che non prevedano un sistema di accumulo dell’energia nelle zone indicate dal gestore di rete Terna, per una quota di almeno il 10% della producibilità media giornaliera. Un provvedimento, questo, assolutamente incomprensibile. Alcuni pensano che si voglia nascondere una sorta di teledistacco dell’impianto di produzione di energia rinnovabile, quando invece la Direttiva europea 77/2001 ci dice che deve esserci “priorità di dispacciamento” delle energie pulite. Insomma uno strategemma per tamponare la mancanza di infrastruttura?
Altri successivi comma dell’emendamento fanno sempre riferimento al ruolo di Terna, alle reti e alla loro relazione con le fonti rinnovabili. Il gestore di rete nazionale in un rapporto dovrebbe indicare per ogni Regione la massima quantità di produzione di energia elettrica da “rinnovabili non programmabili” che può essere connessa ed erogata nel rispetto della sicurezza di funzionamento del sistema elettrico nazionale. Il Governo farebbe bene invece ad aiutare Terna a realizzare i necessari è già previsti piani di potenziamento delle reti, adeguandoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Seguendo l’emendamento proposto, si attribuirebbe a Terna un potere insindacabile che potrebbe deprimere ulteriormente la diffusione degli impianti a fonti rinnovabili. Molti riconoscono che senza seri investimenti nelle reti, le rinnovabili elettriche non potranno mai raggungere quel 33% sulla domanda che è l’obiettivo per il 2020. Non basta allora dire “no” per risolvere il problema. Negli altri paesi europei invece su questo aspettoci si sta muovendo con determinazione, con la ricerca, le sperimentazioni sul campo e impiego di risorse pubbliche.
Qual è lo scopo di questo emendamento, soprattutto se messo in connessione con il primo riguardante il CIP6? Sembra chiaro che si voglia innnanzitutto alleggerire la componente A3 nella tariffa elettrica, forse per favorire altre spese estranee alle rinnovabili e/o ridurre il prezzo dell’energia elettrica. O più semplicemente si sta preparando il terreno agli ingenti costi statali necessari per la rinascita del nucleare?
In entrambi gli emendamenti si considera, infatti, la creazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico di uno specifico fondo dove dovranno confluire i risparmi che scaturiranno da questi provvedimenti per gli anni 2010 e 2011. Tali risorse (che in effetti non ci saranno, visto che si parla di entrate mancate) sarebbero da destinarsi a ricerca e sperimentazione nel settore dell’energia. Dal 2012 andrebbero invece a contribuire ad una riduzione del prezzo dell’energia elettrica per i consumatori finali. Se ci fosse un vero interesse nel settore delle rinnovabili potrebbero essere veicolati invece proprio per l’adeguamento delle reti (smart grids) o per la ricerca nel comparto delle fonti pulite di energia.
Un attacco così duro sarebbe assolutamente in controtendenza con gli ambiziosi obiettivi (vincolanti) europei al 2020 che richiederebbe invece un indirizzo chiaro di tutta la politica nazionale e la stessa normativa per riuscire a coprire il 17% dei consumi finali di energia con le rinnovabili, quando oggi siamo solo intorno al 6%.
Per questo motivo le associazioni invitano il Governo a ritirare soprattutto questo emendamento e, si afferma nel comunicato, “a mantenere un atteggiamento di coerenza in materia di strategia delle politiche energetiche nazionali con quanto più volte dichiarato da mesi nelle varie sedi istituzionali, sostenendo con continuità e concretezza lo sviluppo dell’efficienza energetica e la promozione delle fonti rinnovabili al fine di contribuire al riequilibrio del mix energetico nazionale, che deve migrare verso un’economia a bassa intensità di carbonio”.
Questo ed altri segnali non ci danno fiducia sulla volontà del nostro governo di spingere con impegno il settore delle rinnovabili.
Leonardo Berlen
Pubblicato su normativa | Lascia un commento »
Energia solare dalle fibre ottiche
Pubblicato da greenenergysolution su 25/11/2009
Zhong Wang, professore del Georgia Institute of Tecnology sta mettendo a punto il primo sistema di “pannelli solari 3D”. Al posto dei tradizionali pannelli solari lo scienziato arriverà a trasformare la luce solare in elettricità utilizzando fibre ottiche rivestite con ossido di zinco. I cavi a fibra ottica, ognuno dei quali dello spessore due o tre volte maggiore di un capello umano, potrebbero essere installati sul tetto di una casa, di una macchina o in altre strutture, emergendo solo per un’estremità utile a catturare la luce per condurla lungo la fibra.
La luce così assorbita verrebbe trasformata in energia elettrica lungo il percorso per poi rimbalzare e dare all’ossido di zinco ulteriori possibilità di assorbire altra luce dispersa durante il primo passaggio. Secondo lo studio, una fibra della lunghezza di 10 cm arriverebbe a generare 0.5 volts: per una lampadina da 10Watt sarebbero quindi necessarie 10.000 fibre, ognuna da 10 cm di lunghezza. No più di una manciata di capelli.
sul canale Future
Pubblicato su Ieri oggi domani | Contrassegnato da tag: energia solare dalle fibbre ottiche | Lascia un commento »
L’Enea pubblica il Dossier Usi termici delle fonti rinnovabili
Pubblicato da greenenergysolution su 25/11/2009
Il dossier evidenzia l’opportunità di rivalutare il ruolo delle tecnologie per gli usi termici delle fonti rinnovabili sia per il contributo che possono offrire al raggiungimento degli obiettivi previsti per l’Italia al 2020 (pacchetto energia e clima) sia per il rilancio nel nostro Paese di una capacità produttiva di componenti e sistemi in questi settori. Nonostante nella maggior parte dei casi il costo di produzione di un kWh termico da fonte rinnovabile risulti in Italia inferiore a quello necessario per produrre un kWh elettrico, il nostro Paese è, infatti, molto in ritardo proprio negli usi termici delle fonti rinnovabili, mentre sta rapidamente crescendo (anche se a caro costo) la quota di generazione elettrica.
All’interno del dossier si sottolinea tra l’altro l’opportunità di rivedere complessivamente, anche in vista della definizione del Piano d’azione nazionale per le fonti rinnovabili, un sistema di incentivazione che non sembra rispondere compiutamente a questa esigenza.
Vengono in seguito delineati gli scenari di medio e lungo periodo che mostrano il ruolo delle rinnovabili termiche all’interno di un percorso di evoluzione del sistema energetico italiano coerente con gli obiettivi delle politiche energetiche e ambientali e approfondita, in particolare, la problematica relativa all’uso energetico della biomassa.
Stato dell’arte e prospettive delle principali tecnologie sono evidenziate nelle schede tecniche relative all’uso delle biomasse, alla geotermia a bassa entalpia e al solare termico; in relazione a quest’ultima tecnologia è riportato in appendice il “Barometro di EurObserv’ER” nella versione italiana curata dall’Ufficio Studi dell’ENEA in accordo con il consorzio Observ’ER (Observatoire des énergies renouvelables).
Scarica il Dossier
Pubblicato su biomasse | Contrassegnato da tag: biomasse, enea, fonti rinnovabili | Lascia un commento »
I ghiacciai antartici si sciolgono più velocemente del previsto. La terra rischia un nuovo Emiano
Pubblicato da greenenergysolution su 24/11/2009
Lo studio “Accelerated Antarctic ice loss from satellite gravity measurements” pubblicato su Nature geoscience parte dalla constatazione che è molto difficile fare un bilancio esatto dello scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide e del suo contributo all’innalzamento del livello globale del mare perché le misurazioni in situ sono frammentate per aree e periodi, ma «I dati “satellite remote-sensing” sull’innalzamento dei ghiacci e o il movimento dei ghiacciai mostrano una perdita di ghiaccio significativa nel range of -31 to -196 Gt in anni recenti nell’Antartide occidentale, mentre l’Antartide orientale sembra rimanere in equilibrio o con un po’ di guadagno di massa, con un tasso stimato di variazione della massa nel range da – 4 a 22 Gt yr.
Il Gravity recovery and climate experiment (Grace) offre la possibilità di quantificare il bilancio della massa della calotta dei ghiacci polari da un prospettiva diversa. Qui si è utilizzato dati che coprono il periodo dall’aprile 2002 al gennaio 2009 per quantificare i tassi di perdita di ghiaccio antartico. In accordo con l’earlier assessment, si stima una perdita totale tra le 190 e le 77 GT yr, con 132 – 26 GT yr provenienti dall’Antartide occidentale. Tuttavia, in contrasto con le precedenti stime di Grace, i nostri dati suggeriscono che l’Antartide orientale sta perdendo massa, soprattutto nelle regioni costiere, ad una velocità di meno 57 – 52 GT yr, a quanto pare a causa dalla perdita di ghiaccio aumentata dopo il 2006»
Quindi, anche la calotta polare antartica orientale, che si pensava in gran parte immune dagli effetti del global warming, ha perso miliardi di tonnellate di ghiaccio dal 2006 e potrebbe contribuire ad aumentare il livello del mare in futuro.
Lo studio al quale hanno lavorato J. L. Chen, B. D. Tapley, C. R. Wilson e D. Blankenship del Center for Space Research, del dipartimento di geologia e dall’istituto di geofisica dell’università del Texas di Austin sembra confermare l’accelerazione dello scioglimento del più piccolo e instabile West Antarctic icesheet. Gli scienziati temono che l’aumento delle temperature globali potrebbe innescare un rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide occidentale che potrebbe far salire il livello degli oceani di circa 5 metri, molto più dei 18 – 59 centimetri in più entro il 2100 previsti dall’ Intergovernmental Panel for Climate Change (Ipcc) dell’Onu nel suo rapporto del 2007.
I sette anni di dati dei satelliti gemelli Grace analizzati dagli scienziati texani evidenziano che il rischio che le piccole isole e vaste superfici di terre fertili siano inghiottite dagli oceani è più alto e più vicino di quanto si pensasse e che la previsione di milioni di rifugiati climatici non è solo un incubo da fantascienza climatica di un lontano futuro.
I satelliti Grace rilevano i “mass flows” negli oceani e nelle regioni polari, misurando i cambiamenti nel campo gravitazionale terrestre e grazie a loro si è avuta la conferma che dall’Antartide Occidentale finiscono ogni anno in mare diverse decine di miliardi di tonnellate di ghiaccio in più di quanto si pensasse, ma, ancora più preoccupante, nell’Antartide orientale in ghiacciai perdono massa al ritmo di circa 57 miliardi di tonnellate all’anno.
Un altro studio pubblicato la scorsa settimana su Nature evidenziava che l’innalzamento delle temperature antartiche durante i periodi “interglaciali”, periodi caldi come il nostro, si è verificato circa ogni 100.000 anni.
Durante l’ultimo periodo interglaciale (l’Emiano), che ha raggiunto il suo picco circa 128.000 anni fa, le temperature nella regione antartica fu trono probabilmente di 6 gradi in più di oggi, che è di circa 3 gradi in più delle temperature previste dallo studio.
Questi risultati suggeriscono che l’Antartide può essere più sensibile di quanto gli scienziati pensavano alle concentrazioni di gas serra in atmosfera, che allora erano più o meno equivalente ai livelli odierni, ma con livelli dei mari che nell’Emiano erano 5 – 7 metri più alti dei giorni nostri.
Greenreport
Pubblicato su Ieri oggi domani | Contrassegnato da tag: riscaldamento glo, scioglimento ghiacciai | Lascia un commento »
