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Le novità del mercato elettrico italiano

Pubblicato da greenenergysolution su 05/11/2009

di Daniela Vazio (RIE)

Con l’inizio di Novembre si è dato corso alle prime trasformazioni del mercato elettrico, che erano state stabilite lo scorso Gennaio in considerazione dell’eccezionale crisi economica internazionale e dei suoi effetti anche sul mercato dei prezzi delle materie prime (1).
Il fine ultimo dichiarato è quello di garantire minori oneri per le famiglie e le imprese e di ridurre il prezzo dell’energia elettrica. La modalità individuata è la promozione della concorrenzialità. A questo si è aggiunta un’ ulteriore finalità: la promozione dello sviluppo di mercati organizzati per la negoziazione di energia elettrica a termine, contribuendo in tal modo all’evoluzione del mercato elettrico italiano verso assetti più maturi e alla sua maggiore integrazione con il mercato interno europeo. L’impegno preso ha coinvolto, in primis, il Ministero dello Sviluppo economico e l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Il Gestore del Mercato Elettrico ha poi proposto le modifiche necessarie alla propria disciplina di mercato conformandosi a quanto dettato dalle norme superiori. L’intero processo avviato dovrebbe idealmente trovare la sua conclusione nell’Aprile del 2012, termine al quale è stata posposta la delicata riforma del sistema di formazione dei prezzi elettrici spot ovvero l’ampiamente dibattuto passaggio dal “System Marginal Price” al “Pay as Bid” non senza la verifica, le valutazioni e i controlli incrociati su tutto l’assetto generazionale e trasmissivo del sistema elettrico nazionale fino alla sua integrazione europea.
Per entrare nel dettaglio dei primi passi della riforma, nello scorso fine settimana sono stati, non tanto avviati, in quanto già esistenti, ma modificati due mercati gestiti dal GME: quello infragiornaliero (MI), che ha sostituito il precedente mercato di aggiustamento (MA),  ed una più articolata versione di  quello a termine (MTE).
In effetti il mercato fisico di contrattazione infragionaliero altro non è che una modifica di frequenza, del Mercato di Aggiustamento (nato già nell’originaria articolazione dell’IPEX datata aprile 2004). Questo si apriva alle 10.30, dopo la comunicazione degli esiti del Mercato del Giorno Prima (MGP) e si chiudeva alle 14.00 dello stesso giorno. L’obiettivo era consentire agli operatori di apportare modifiche ai programmi definiti nel MGP, attraverso ulteriori offerte di acquisto o vendita. La Riforma ha introdotto il Mercato Infragiornaliero (MI) il cui obiettivo è esattamente lo stesso, integrato come sopraddetto da una frequenza simile a quella di una negoziazione continua. La struttura è stata così scissa in due sotto sessioni alternative con le seguenti caratteristiche: l’MI1 si apre alle ore 10.30 e si chiude alle ore 12.00. L’MI2 si apre alle ore 10.30 e si chiude alle ore 15.00 dello stesso giorno. A puro scopo indicativo si confronta nella tabellina seguente l’andamento dei prezzi degli ultimi 3 giorni di funzionamento del “vecchio” MA rispetto ai primi tre giorni del “nuovo” MI (2).

  

A prima vista il confronto mostra quantità richieste più che raddoppiate: dai 72 GWh del vecchio MA ai 142 GWh del nuovo MI e soprattutto prezzi in netto rialzo rispetto al prezzo formatosi sul MGP. Si è passati da un -12,8% del MA al + 17,8% del MI. In effetti si può dire che se il buongiorno di vede dai primissimi albori del mattino… Ulteriore passo sarà l’integrazione tra questo mercato e quello dei Servizi di Dispacciamento (MSD) che al momento sembra prevista per la fine dell’anno.
Più recente e in qualche modo innovativo, se lo si considera anche da un punto di vista di probabile evoluzione, è sicuramente il mercato a termine (MTE) anch’esso partito in precedenza (esattamente un anno fa, nel novembre del 2008) e che nell’assetto attuale assiste principalmente a un allungamento dei possibili “termini” di negoziazione. Creato infatti con scadenze settimanali e mensili, oggi prevede la possibilità di negoziare i medesimi prodotti baseload e peakload con durata anche trimestrale e annuale. L’opzione era e rimane aperta anche alla registrazione dei contratti Over the Counter (ossia alle concluse negoziazioni bilaterali) così come la partecipazione è dall’origine aperta a tutti gli operatori che agiscono sull’MGP/MI. Per i contratti con le scadenze trimestrali e annuali è previsto il c.d. “cascading” ovvero il processo di suddivisione del contratto originario in un insieme di contratti contraddistinti da periodi di consegna di durata inferiore, che, in quanto tali, possono essere negoziati a queste nuove e più corte scadenze, rendendo maggiormente liquido il mercato. In altre parole il contratto trimestrale potrà essere suddiviso in contratti mensili a sua volta negoziabili, così come il contratto annuale suddiviso in tre contratti mensili e tre contratti trimestrali. Con l’introduzione delle scadenze a più lungo termine si è equiparato l’MTE all’IDEX ovvero al mercato dei derivati (anch’esso partito a fine novembre 2008), gestito da Borsa Italiana e anch’esso caratterizzato da prodotti con scadenze mensili, trimestrali ed annuali. Si ricorda che l’MTE si differenzia attualmente dall’IDEX per l’obbligo che impone di consegna e ritiro dell’elettricità contrattata. Aspetto peculiare e centrale per questo tipo di mercati è il sistema di garanzie richieste sia per gli acquisti che per le vendite. In estrema sintesi questo sistema risulta attualmente basato su fideiussioni e/o depositi in contanti. Le fideiussioni in particolare non avranno scadenza e potranno coprire esposizioni pregresse e future. Il GME è la controparte centrale per tutti gli operatori e le garanzie da questi ultimi prestate non possono essere distratte dalla destinazione prevista, né essere soggette ad azioni ordinarie, cautelari o conservative da parte di terzi anche in caso di apertura di procedure concorsuali (3).

NOTE

(1) Legge n. 2 del 28 gennaio 2009 e successivo decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 29 aprile 2009 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 108, del 12 maggio 2009.

(2)  Gruppi confrontabili essendo caratterizzati ognuno da due giorni lavorativi ed uno festivo.

(3)  Art. 30 comma 3, legge n. 99 del 23 Luglio 2009 “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009 – Supplemento ordinario n. 136.

Agi Energia

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Agro-energie: a Colleferro il nuovo impianto a biomasse

Pubblicato da greenenergysolution su 05/11/2009

Inaugurazione il 5 Novembre 2009

A seguito di una stretta campagna di sensibilizzazione per incentivare l’aumento degli investimenti nelle agro-energie, nasce il sodalizio tra Agroenergie Italia ed Energia Verde Lazio

(Rinnovabili.it) – Considerato dal Presidente di Agroenergie Italia, Filippo Pecora, come un “evento di estrema importanza” ed “un esempio intelligente di utilizzo delle risorse pubbliche”, l’impianto a biomasse di Colleferro avrà domani la sua inaugurazione ufficiale. Per Pecora non ci sono dubbi che la mesa in opera rappresenti “la realizzazione pratica e fattiva di un lungo processo di sensibilizzazione in materia di filiera agro-energetica”. I partecipanti ufficiali della nuova struttura, la cui implementazione sarà eseguita da BIC Lazio (Business Innovation Center), sono per l’appunto Agroenergie Italia che si impegnerà in una campagna di comunicazione protesa all’aumento degli investimenti nel settore delle agro-energie, e l’Organizzazione di Prodotto (OP) Energia Verde Lazio che grazie alla stipula di una convenzione giuridica sarà “la fornitrice ufficiale – ha aggiunto Pecora – della biomassa necessaria al funzionamento dell’impianto”, garantendone circa 1000 tonnellate all’anno.
Le risorse pubbliche finalizzate a promuovere ricerca e innovazione, allo sviluppo delle colture ed al recupero dei sottoprodotti, ovvero alcune delle attività che Agroenergie Italia assieme al gruppo degli agricoltori laziali della OP Energia Verde Lazio si prefigge di raggiungere con impegno e professionalità, “se ben destinate – come ha aggiunto il Presidente Pecora – attivano in tempo reale l’imprenditoria agricola più reattiva”.
Pecora inoltre, giungendo alla conclusione del suo discorso, ha decretato l’iniziativa dell’impianto di Colleferro come il “frutto della saldatura tra interessi agricoli e processi industriali. Fa bene BIC Lazio nell’ambito del suo incubatore di imprese – ha detto – a realizzare l’impianto che fa toccare con mano alle aziende agricole la possibilità di produrre reddito con l’utilizzo dei sottoprodotti”.

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Dalla Canadian Solar moduli solari da record

Pubblicato da greenenergysolution su 05/11/2009

Efficienza record per due nuove tipologie di modul PV grazie alla nuova tecnologia ESE, presentata dalla Canadian Solar in occasione di Solar Power International 2009

(Rinnovabili.it) – La Canadian Solar in occasione di Solar Power International 2009, manifestazione svoltasi nella città californiana di Anaheim, ha presentato due serie di innovativi moduli fotovoltaici che hanno raggiunto importanti record dei valori PTC, vale a dire PVUsa Test condition (irraggiamento di 1000 W/mq, temperatura della cella di 45°C e velocità del vento di 1 m/s) i cui test sono obbligatori in California. Un valore PV più elevato indica una maggiore produzione di energia per watt installato, che vale ai cittadini una quota maggiore in termini di agevolazioni finanziarie.
I modelli High Performance, sono proposti nelle versioni da 190 e 250 Watt e sono già disponibili sul mercato.
“Canadian Solar contribuisce ad ampliare il settore fotovoltaico grazie al suo costante impegno in ricerca e sviluppo. I record di efficienza PTC dei moduli High Performance CS confermano i progressi che abbiamo compiuto nei confronti di prodotti di alta qualità che garantiscono affidabilità a lungo termine nei progetti fotovoltaici di tutto il mondo. La tecnologia Enhanced Selective Emitter (ESE) rappresenta una rivoluzione in termini di funzionalità e di valore aggiunto per i nostri clienti. Continueremo a investire in ricerca e sviluppo e nei processi di produzione al fine di implementare le prestazioni dei nostri moduli, migliorare le strutture dei costi e ridurre il costo stesso del fotovoltaico”, ha dichiarato Shawn Qu, presidente ed amministratore delegato di Canadian Solar.
Grazie alla nuova tecnologia ESE la Canadian Solar si sta mettendo in linea con l’obiettivo di migliorare la performance delle celle in silicio monocristallino fino al 18,5% e fino al 17% per quelle al silicio policristallino, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra sfruttando fonti energetiche rinnovabili nel pieno rispetto delle nuove normative in materia di salvaguardia ambientale.

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Conto alla rovescia verso Copenaghen

Pubblicato da greenenergysolution su 04/11/2009

Il ‘protocollo di Copenaghen’ dovrà sostituire quello di Kyoto a partire dalla fine del 2012. Per questo dal 7 al 18 dicembre si terrà nella capitale danese la più importante conferenza mondiale sul clima degli ultimi anni. Questa settimana un gruppo di deputati si trova a Washington per incontrare i propri omologhi del Congresso, e nei prossimi giorni il Consiglio europeo deve decidere quanti soldi l’Europa mette sul tavolo per aiutare i Paesi in via di sviluppo.
Mancano solo 40 giorni all’inizio della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP15), ma restano molti punti di domanda sulle posizioni dei principali attori internazionali. L’Unione europea, dopo aver adottato il pacchetto ‘clima ed energia’, sta impiegando tutte le sue energie per mettere a punto una posizione comune da portare al vertice di Copenaghen, per stabilire quale aiuto offrire ai Paesi in via di sviluppo e per convincere i Paesi partner che un “new Deal” verde è quanto mai necessario.
Se i primi due punti competono principalmente al summit europeo dei Capi di Stato e di governo del 29-30 ottobre, il Parlamento sta facendo la sua parte per persuadere i partner mondiali a presentare una posizione ambiziosa.

Bene il Giappone, gli USA devono mantenere le promesse
Apprezzamento per l’impegno del Giappone di ridurre le emissioni del 25% entro il 2020, pressione su Obama perché mantenga le promesse elettorali e su Cina, India e Brasile perché, anche loro, si sottomettano a obiettivi quantificabili e vincolanti.
Questa settimana una delegazione parlamentare è a Washington per parlare di clima con i rappresentanti del Congresso e con le ONG americane. Un gruppo di 15 parlamentari (più altri 55, che si recheranno a Copenaghen a titolo personale o del loro partito) parteciperà alle riunioni della COP15 anche se con lo status di osservatore.

Impegni vincolanti per tutti
Il Parlamento vuole che l’UE mantenga la sua leadership mondiale con una posizione ambiziosa nei negoziati. Obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni per i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, impegni concreti sull’aiuto ai Paesi poveri, e sanzioni per chi non raggiunge gli obiettivi: è quello che il Parlamento si aspetta dal vertice.
Taglio delle emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 per i paesi avanzati, e del 15-30% per i Paesi in via di sviluppo, propone la risoluzione adottata dalla commissione Ambiente del Parlamento in vista del vertice di Copenaghen, che verrà votata dall’aula in novembre.
I deputati chiedono anche la revisione degli obiettivi ogni 5 anni, per adattarli alle nuove acquisizioni scientifiche, e chiedono di includere nell’accordo anche i settori dell’aviazione e del trasporto via mare, che devono avere obiettivi di riduzione obbligatori.
Aiuti “sufficienti, affidabili e prevedibili” sono imprescindibili per aiutare i paesi in via di sviluppo a mitigare e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici. La commissione Ambiente propone che l’Europa metta sul tavolo dei negoziati a Copenaghen almeno 30 miliardi di euro all’anno a partire dal 2020 per i Paesi terzi.

Le sfide di Copenaghen

  • Il successo del vertice dipenderà molto da USA, Cina e Russia, primi produttori di CO2 al mondo
  • L’obiettivo è stabilire target vincolanti di riduzione per il primo mondo
  • Limitare la crescita di emissioni nei paesi in via di sviluppo
  • Finanziare l’adattamento e la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sui Paesi poveri

Evitare il disastro
Il mondo ha bisogno di un patto globale basato sulla solidarietà contro i cambiamenti climatici”, ha detto il presidente della commissione Ambiente Jo Leinen (Germania, S&D) durante una discussione su clima e sviluppo in Aula, aggiungendo che “sarebbe un disastro se l’Europa arrivasse a Copenaghen senza una posizione unitaria sulla suddivisione del peso e l’aiuto ai Paesi poveri”.
Ma la soluzione non è semplice, perché diversi Paesi dell’est, capitanati dalla Polonia, hanno già fatto sapere di non aver nessuna intenzione di sobbarcarsi il peso dei Paesi in via di sviluppo in modo sproporzionato rispetto alle loro capacità, e hanno bloccato un accordo in seno al Consiglio dei Ministri dell’Economia, per rimandarlo all’incontro fra Primi ministri alla fine di questa settimana.

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Moto veicoli, l’ecologico Aspes Sirio Hybrid

Pubblicato da greenenergysolution su 04/11/2009

aspes-sirio-hybridArriva sul mercato lo scooter ibrido permanente per viaggiare senza inquinare. Si chiama Aspes Sirio Hybrid 50cc, sarà disponibile tra qualche settimana e il suo costo è di 2.950 euro.

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Quelle foreste uccise dai mutamenti climatici

Pubblicato da greenenergysolution su 03/11/2009

di JACOPO PASOTTI

Coprono il 30% dei continenti, sono un simbolo di resistenza e longevità. Ma l’immagine che abbiamo delle foreste potrebbe essere troppo ottimistica. Un gruppo internazionale di 20 scienziati ha documentato la morte di intere foreste in ogni continente, ed ha confrontato le circostanze di questi eventi con il cambiamento climatico. Lo studio dimostra che il riscaldamento globale può causare stragi di boschi e foreste un po’ ovunque, con conseguenze per l’ambiente (e l’economia) ancora tutte da capire. A dirigere il lavoro, pubblicato sulla rivista Forest Ecology and Management, è stato Craig Allen del servizio geologico statunitense (USGS).

Lo scenario globale. Allen e il team di ecologi e botanici presentano 88 casi ben documentati di foreste decimate dal 1970 ad oggi, dalla savana africana alle giungle tropicali del Borneo, a ogni latitudine. Tutti eventi causati da stress climatico, destinato in molti casi ad intensificarsi.

La lista è lunga: ci sono 0,5 milioni di ettari di pino rosso cinese scomparsi in pochi anni di siccità. E poi 5000 ettari di boschi di faggio australe spariti tra il 1984 ed il 1987 in Nuova Zelanda. O le foreste di miombo, nella savana dello Zimbawe: 500mila ettari decimati da siccità eccezionali all’inizio degli anni Novanta.

Morie legate al clima che inaridisce il terreno, quindi, ma favorisce anche il proliferare di alcuni parassiti. È il caso per esempio dei 56mila ettari di boschi di conifere uccisi da voraci coleotteri tra il 1986 ed il 1992 in California. A cavallo di questi animali, tra l’altro, le infezioni passano da un albero all’altro accelerandone il deperimento. Lo stesso vale per i 2 milioni di ettari di foreste boreali che coprono la Siberia da un capo all’altro, uccise dalla temperatura e dai coleotteri in due aridi estati, tra il 2004 e il 2006. Una perdita non da poco, se si considera che sono scomparsi 208 milioni di metri cubi di legname.


Lo scenario in Italia. Lo studio non trascura il territorio italiano, coperto per il 35% di boschi. Una percentuale che cresce, visto l’abbandono delle aree montane. Ma che non mette al riparo da un clima più irrequieto, avvertono gli esperti. Come Piergiorgio Terzuolo, dell’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente in Piemonte, che segue da anni il deperimento dei 90 mila ettari di quercete e carpinete piemontesi. Gli “ultimi relitti di boschi primigeni” stanno lentamente scomparendo, stremati dal clima e poi aggrediti da funghi e parassiti. Lo studio diretto da Allen cita invece episodi di moria di boschi di pino silvestre in Tirolo e Valle d’Aosta, anch’essi indeboliti lungo tutto l’arco alpino.

Un antipasto di quello che ci aspetta in futuro, insomma, infatti già nel 2007 i dipartimenti di botanica delle università italiane avevano consegnato al ministero per l’Ambiente una lista di 21 foreste minacciate dal cambiamento climatico. Dalle pecciete della Valle d’Aosta, alle sugherete e le lecciete di Sardegna e Sicilia, gli alberi pativano un clima sempre più asciutto. Gli esperti italiani avevano esaminato i dati di 400 stazioni meteo e avevano avvertito che un bosco su tre soffriva già l’aumento della temperatura, mentre l’80% sopravviveva a stento in un terreno inaridito.

Una fissazione o un dato reale? Allen e colleghi spiegano di essere all’inizio di uno studio che dovrà per forza andare avanti e allargarsi. “Le ricerche che mettono in luce il legame tra aumento della siccità ed il recente riscaldamento globale crescono di anno in anno”, dicono. Ed avvertono che se il legame con il clima verrà confermato, il male potrebbe espandersi fino a diventare cronico. Gli alberi trattengono nel loro legno molta più anidride carbonica dell’atmosfera, dice Allen, e ogni foresta abbattuta rimette in circolo il gas serra, rendendo ancora più in salita la corsa alla riduzione delle emissioni.

Certo, si può sempre sperare che gli alberi migrino in altre regioni. Il problema, spiega Allen, è che “molti semi non riescono a seguire il peregrinare del clima. E poi un albero impiega decenni, se non secoli, per diventare adulto, mentre il clima può uccidere una pianta bicentenaria in un paio di anni.”

Repubblica

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Il GSE evidenzia il peso delle rinnovabili nel bilancio elettrico italiano del 2008

Pubblicato da greenenergysolution su 03/11/2009

gseIl Gse ha pubblicato, nella sezione Statistiche sulle fonti rinnovabili, il grafico del bilancio elettrico italiano nel 2008 evidenziando la quota delle fonti rinnovabili che contribuiscono al fabbisogno nazionale. 

Le fonti rinnovabili hanno contribuito per il 16,7% (56,9 TWh) alla richiesta di energia elettrica del Paese. Tra queste, l’idrico mantiene il suo primato con una produzione pari a 41,1 TWh; segue il geotermico, con 5,2 TWh, l’eolico, con 4,9 TWh, le biomasse, con 2,7 TWh, il biogas e i rifiuti biodegradabili con 1,4 TWh ciascuno e il solare fotovoltaico con 0,2 TWh.

 

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Rinnovabili: gli italiani le conoscono poco

Pubblicato da greenenergysolution su 29/10/2009

Solo un italiano su tre pensa di conoscere bene le energie alternative e l’energia meno conosciuta è quella fotovoltaica: solo il 24.4% della popolazione dichiara di conoscerla bene.

Le persone che conoscono le tecnologie sono ben disposte ad utilizzarle ma le aziende fanno poco per informare.

Sono questi i principali risultati di una indagine Insintesi Ricerca & Comunicazione e da 6DVision Italia in collaborazione con Doxa per conto di ICIM SpA. L’indagine evidenzia che la domanda è in forte crescita e che le aziende dell’offerta oggi sono concentrate su attività tattiche di vendita. Ma la ricerca indica anche che l’attuale fase emergente offre l’opportunità alle aziende di acquistare una posizione di leadership: le imprese che riusciranno a comunicare meglio avranno la possibilità di attrarre la parte più consistente del mercato, che al momento non è ancora entrata in gioco.

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In Sicilia istanze per oltre 13mila MW. L’84% solo per fv

Pubblicato da greenenergysolution su 29/10/2009

Sono complessivamente 1198 le istanze in attesa di autorizzazione presso il dipartimento Industria della Regione Siciliana: 146 per l’eolico, 31 per le biomasse, 6 per il solare termodinamico, 1004 per il fotovoltaico, 4 per installazioni ibride. Potenza complessiva: 13.037,63 MW.

Rispetto al numero complessivo di domande, gli impianti fv rappresentano l’84,30 per cento del totale, l’eolico appena il 12,26 per cento, ma ben il 60,18 per cento (circa 7800 MW) per potenza complessiva. I 1004 impianti fotovoltaici ammontano invece a circa 4.300 MW.
Dal 2005 in Sicilia sono stati autorizzati 1305,775 MW per un totale di 139 impianti, di cui 88 impianti fv, 26 eolici, 15 a biomasse, 6 cavidotti, 2 a cogenerazione, 1 solare termodinamico, 1 a biogas.
I 26 impianti eolici (4 in provincia di Agrigento, 2 nel Nisseno e 2 nel Catanese, 3 a Enna e 3 a Messina, 6 nel Palermitano, 1 a Ragusa e 5 nel Trapanese) sviluppano complessivamente una potenza di 1031,25 MW, mentre gli 88 impianti fv producono 115,328 MW.

 Da giugno sono 8 le autorizzazioni relative alla realizzazione di impianti fv, 3 per le biomasse e una per un impianto eolico.
Ad annunciarlo il nuovo assessore siciliano all’Industria, Marco Venturi, in occasione della presentazione di un progetto per un parco fv 5 MW che sorgerà in località Scardino (territorio di Monreale). La centrale, che richiederà un investimento di circa 25 milioni di euro, sarà realizzata Heliospower (gruppo Airon).
”Si tratta di un impianto di ultima generazione che integra le attività agricole con la produzione di energia elettrica.

Il progetto – spiega l’assessore – prevede anche l’inserimento di 3mila piante e la realizzazione di un bacino idrico artificiale che servirà sia per la raccolta dell’acqua sia da rifugio per la fauna. Non sono previste installazioni permanenti di cemento armato e a regime darà occupazione ad una decina di persone”.

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Aria nuova per lo scambio sul posto: DDL n 1195-b 09/07/2009

Pubblicato da greenenergysolution su 29/10/2009

  • DDL n 1195-b 09/07/2009: Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energia

(omissis)

art 45: il comma 2 dell’articolo 6 del Dlgs n 387 29/12/2003 è sostituito dal seguente “Nell’ambito della disciplina di cui al comma 1, l’energia elettrica prodotta può essere remunerata a condizioni economiche di mercato per la parte immessa in rete e nei limiti del valore eccedente il costo sostenuto per il consumo dell’energia”


Il testo del decreto corregge una disposizione che vietava, in regime di scambio sul posto, la vendita alla rete dell’energia prodotta da fonti rinnovabili

Approvato in via definitiva dal Senato il 9 luglio 2009 il disegno di legge contine diverse disposizioni ai fini di incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili.

PRIMA: Nel caso in cui il valore dell’energia immessa in rete risulti superiore al valore di energia utilizzata dall’utente in regime di scambio sul posto, il saldo relativo viene registrato a credito dell’utente stesso, che può utilizzarlo negli anni successivi per compensare l’onere di energia.

ORA: Il disegno di legge consente invece di vendere l’energia prodotta dall’impianto nella misura della parte eccedente a quella utilizzata e immessa in rete. Con questa nuova possibilità può essere conveniente sovradimensionare l’impianto fotovoltaico rispetto alla potenza richiesta dall’impianto utilizzatore.

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